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Martedì 28 Settembre 2010 17:04

Ed è cosi che lo strumento più tradizionale per chi è alla ricerca di un lavoro si trasforma, si avvale delle moderne tecnologie e si reinventa nell’epoca dei social media, di Youtube nella maniera contemporanea unendo, però, per una volta insieme in un originale - per i tempi - connubio, l’essere all’apparire.

 

Ed è cosi che lo strumento più tradizionale per chi è alla ricerca di un lavoro si trasforma, si avvale delle
moderne tecnologie e si reinventa nell’epoca dei social media, di youtube nella maniera contemporanea
unendo, però, per una volta insieme in un originale- per i tempi - connubio, l’essere all’apparire.

 

Giovani di belle speranze e meno giovani di comprovata fede si rimettono alla rete nella speranza che diventi prodiga di occasioni, che il loro talento venga svelato e la loro competenza valorizzata. E se anche non succede niente, in ogni caso “ci sei”.

Giovani di belle speranze e meno giovani di comprovata fede si rimettono alla rete nella speranza che
diventi prodiga di occasioni, che il loro talento venga svelato e la loro competenza valorizzata. E se anche
non succede niente, in ogni caso “ci sei”.
È vero che se la comunicazione è sempre più immagine, l’occasione è ghiotta, qual’ è il mezzo più
diretto, economico e se vogliamo creativo che si può desiderare per confezionare al meglio un messaggio
presentando le nostre qualità, dimostrando il nostro carattere e la nostra unicità per farci valere agli occhi
degli altri ma soprattutto agli occhi di chi ci deve scegliere tra una molteplicità di possibilità?.
La rete siamo noi, è questo che sembrano dire coloro che se ne servono ed è, ormai, chiaro che non
hanno tutti i torti. È entrata nelle nostre vite e volentieri ne approfittiamo, dunque, ben vengano
nuove opportunità di incontro, ma in attesa di nuovi sviluppi che ne pensa il mercato del lavoro?
Sembra servirsene, ottimizzando costi – di ricerca – e tempi, la scrematura è più facile, la scelta meno
ardua, l’obiettivo è centrato.
Quindi spazio alle nuove idee Ed è cosi che lo strumento più tradizionale per chi è alla ricerca di un lavoro si trasforma, si avvale dellemoderne tecnologie e si reinventa nell’epoca dei social media, di youtube nella maniera contemporaneaunendo, però, per una volta insieme in un originale- per i tempi - connubio, l’essere all’apparire.
e che la fotogenicità vi accompagni!
Ultimo aggiornamento Martedì 28 Settembre 2010 17:59
 
Television is a drug: quando la televisione applica il neuro marketing! PDF Stampa E-mail
Sabato 31 Luglio 2010 15:27

Nel libro “Les Dirigeants face au changement”, Patrick Le Lay (ex direttore generale del canale
francese TF1) interrogato sulla direzione di un canale televisivo rispose: “ciò che vendiamo a
Coca-Cola, è del tempo di cervello umano disponibile.”
Approfondendo il suo concetto dimostrò la volontà da parte dei dirigenti televisivi di
concepire dei programmi tesi ad aumentare la “disponibilità” del cervello ad accogliere i
messaggi pubblicitari. Le trasmissioni televisive devono secondo l’ex direttore rilassare e
divertire lo spettatore affinché il suo umore sia pronto a ricevere i messaggi pubblicitari.
Per esemplificare l’affermazione dell’ex direttore vi proponiamo il video di Beth Fulton che
attraverso internet mette in berlina la televisione sottolineando l’importanza della pubblicità e
del messaggio “ipnotico” della televisione: Look at me!
Consideriamo questo video molto istruttivo perché utilizzando una metodologia peculiare ad
internet (mescolare lo scritto, l’audio, le immagini) riesce a trasmettere il ritmo televisivo
descritto dall’ex dirigente generale di TF1, Le Lay.
Come “mentalizziamo la pubblicità” viene studiato con l’ausilio di una nuova scienza del
marketing chiamata “neuro marketing”.
È un nuovo ramo del marketing che applica le tecniche neuro scientifiche per capire i
meccanismi cerebrali che guidano il comportamento di acquisto. Questa conoscenza
permetterebbe alle imprese di affinare le azioni di comunicazioni.
Le neuroscienze fanno grandissimi progressi e tra una ventina d’anni riusciremmo ad
individuare l’attività elettromagnetica con l’ausilio di un piccolo apparecchio. Tale apparecchio
ci permetterà di vedere quale attività è messa in atto nel cervello dell’Altro. Si potrebbe parlare
di nudismo mentale!
Il concetto che anima il neuro marketing è di capire come “teleguidare” il consumatore a
comprare i nostri prodotti. “Fabbrico il mio prodotto e ti induco a comprarlo!” diventa la
conseguenza di un marketing aggressivo. I nostri comportamenti di acquisto sarebbero dunque
guidati dalle emozioni più che dalla razionalizzazione.
Secondo il neuro marketing esisterebbe nel cervello un tasto di commando all’acquisto ed i
neuromarketer sono alla ricerca di questo pulsante!
Ma gli studi scientifici ed i fatti hanno dimostrato che seppure con l’ausilio di queste tecniche
l’80% dei prodotti lanciati sul mercato fallisce già nel primo anno.
I consumatori hanno dimostrato di essere molto più indipendenti dalla pubblicità. Con il
periodo di crisi, il consumatore ha adottato un comportamento di price watching. Si sta
sviluppando il concetto che l’acquisto è un atto di responsabilità e di potere. Dunque lungi
dall’essere un consumatore passivo siamo divenendo consum-attori come lo dimostra la critica
insita nel video di Beth Fulton.
Nel libro “Les Dirigeants face au changement”, Patrick Le Lay (ex direttore generale del canale francese TF1) interrogato sulla direzione di un canale televisivo rispose: “ciò che vendiamo a Coca-Cola, è del tempo di cervello umano disponibile.”
Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Agosto 2010 10:23
 
La privatizzazione dell’acqua è un argomento che fa discutere. PDF Stampa E-mail
Lunedì 07 Giugno 2010 17:50
La privatizzazione dell’acqua è un argomento che fa discutere.
Fino ad oggi in Italia il servizio di distribuzione dell’acqua è stato un servizio pubblico. Ora ci si pone di fronte la possibilità che questo possa diventare un servizio privato.
Molteplici possono essere le opinioni contro e quelle a favore della privatizzazione del servizio di distribuzione dell’acqua.
Non si discute che l’acqua sia un bene prezioso ed indispensabile per la vita dell’uomo e che, per questo motivo, debba essere un bene “pubblico”. L’acqua è di tutti.
La privatizzazione di cui si parla oggi riguarda solo il servizio di distribuzione della stessa. Dovremmo riflettere in maniera obiettiva, senza cadere nell’ideologismo, sull’eventuale miglioramento o peggioramento del servizio nel caso in cui si portasse a termine la privatizzazione.
Ci sarebbe maggiore efficienza nella rete di distribuzione dell’acqua? Le perdite provocate da disfunzioni nelle tubature diminuirebbero? Gli sprechi non sarebbero più di acqua ma di altra natura? L’utente finale, che paga le bollette, quali vantaggi avrebbe?
Le risorse idriche in Italia abbondano e, quindi, non siamo un paese che stia risentendo, per ora, della questione della scarsità dell’acqua, a differenza di altri paesi che già oggi fanno i conti con la mancanza di questa risorsa. Potrebbe essere questo uno dei motivi per cui non riusciamo a capire la necessità di un cambiamento nella direzione della gestione dell’acqua.
Per fortuna, però, abbiamo la capacità  di riflessione. Prima di schierarci a favore o contro, perché non sfruttare la nostra condizione di esseri che pensano? Documentiamoci sui pro e sui contro e prendiamo una decisione che sia, soprattutto, consona alla necessità di conservazione di un bene prezioso ed indispensabile ed alla necessità che questo arrivi a tutti senza alcuna differenza geografica, economica o ideologica che sia.

Fino ad oggi in Italia il servizio di distribuzione dell’acqua è stato un servizio pubblico. Ora ci si pone di fronte la possibilità che questo possa diventare un servizio privato.
Molteplici possono essere le opinioni contro e quelle a favore della privatizzazione del servizio di distribuzione dell’acqua.